PER NON ESSERE ulteriormente schiacciati ed emarginati;
PER CHIEDERE l’adeguato riconoscimento al valore del nostro lavoro;
PER CHIUDERE la trattativa per il rinnovo contrattuale che sarà difficile, ma il cui esito in buona parte dipendere dalla capacità che avremo di dimostrarci uniti e fermi nella difesa dei nostri diritti.
Lettera aperta del Segretario Nazionale Anaao Assomed agli iscritti.
Cari Colleghi,
ci sono sempre, se si vogliono trovare, delle buone ragioni per non scioperare: la decurtazione dello stipendio, i disagi causati ai pazienti, le pressioni delle direzioni aziendali, lo scetticismo verso la protesta, il quieto vivere e la poca voglia di esporsi.
Ci vogliono, quindi, ottime e chiare ragioni per convincere i Colleghi medici e dirigenti sanitari a scioperare. E noi ne abbiamo da vendere.
Sembra quasi che i problemi della nostra categoria riguardino noi e interessino pochi altri se non nessuno. E’ questa una considerazione generale, ma diffusa e fondata. Tutto è prioritario, tutto è degno di attenta valutazione e sollecito impegno ed invece il momento degli ospedali, dei medici e dirigenti sanitari, della sanità pubblica arriva solo quando si vuole ridurre, chiudere, risparmiare, a volte accusare. Insomma entriamo nell’agenda sociale e politica del Paese sempre con un segno meno, mai con un più di proposte innovative e soluzioni condivise. Dobbiamo correggere questa deriva, dobbiamo dare una prova di unitaria volontà per mettere i nostri temi al centro del confronto politico, dobbiamo sollecitare una riscrittura delle priorità che riconosca ai problemi della nostra categoria il diritto di avere soluzioni chiare e positive perché i nostri problemi sono anche quelli dei cittadini che non accedono alle cure e non vedono tutelato il diritto alla salute.
A questo serve uno sciopero dichiarato da tutti i sindacati della dirigenza medica e sanitaria del SSN in nome di 135.000 professionisti, innanzitutto a dare la sveglia, a pretendere attenzione e soluzioni a problemi da troppo tempo trascurati.
Cosa chiediamo?
- un finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale 2019 che preveda le risorse indispensabili per garantire i vecchi e i nuovi Lea ai cittadini, anche per fermare l’ormai evidente processo di privatizzazione della sanità, venduta alla intermediazione finanziaria per crearne una duale: la prima ricca per i ricchi, sostenuta da fondi sostitutivi e assicurazioni, l’altra pubblica e povera di finanziamenti e professionalità per i meno abbienti;
- il rinnovo del nostro contratto fermo da 10 anni, rifiutando con fermezza il tentativo messo in atto da Regioni e Governo di far competere sulle stesse scarse risorse del FSN il diritto alla cura dei cittadini e quello ad avere un contratto dignitoso per chi quelle cure deve erogare. Chiediamo che sia compresa nella massa salariale l’indennità di esclusività, ferma ai valori del 2000, quando fu istituita, essendo inaccettabili ulteriori svilimenti. Inoltre, le risorse derivanti dalla retribuzione individuale di anzianità, patrimonio contrattuale inalienabile della categoria, devono tornare ad alimentare i fondi accessori per retribuire adeguatamente il disagio lavorativo e garantire la carriera professionale;
- la cancellazione dell’anacronistico blocco della spesa per il personale della sanità, fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%, per facilitare il turnover del personale aprendo una grande stagione di assunzioni nel SSN in grado di fare fronte nei prossimi 5 anni al pensionamento del 40% dei medici, veterinari e dirigenti sanitari attualmente operanti come dipendenti nel SSN, completando altresì i percorsi di stabilizzazione dei precari della Dirigenza, avviati con la legge Madia, ma ancora disattesi in molte Regioni;
- il finanziamento di almeno 3.000 nuovi contratti di formazione specialistica post lauream per garantire una programmazione dei fabbisogni formativi rispondente alle esigenze del SSN e non condizionata da interessi particolari e autoreferenziali, dando una concreta risposta a 10.000 giovani medici ingabbiati in un “limbo” formativo.
Queste, quindi, le ragioni per cui scioperiamo il 23 novembre:
- · PER non essere ulteriormente schiacciati ed emarginati;
- · PER chiedere l’adeguato riconoscimento al valore del nostro lavoro;
- · PER chiudere la trattativa per il rinnovo contrattuale che sarà difficile, ma il cui esito in buona parte dipendere dalla capacità che avremo di dimostrarci uniti e fermi nella difesa dei nostri diritti.
Sappiamo bene quanto il nostro lavoro sia speciale e quindi pesanti le conseguenze che patiscono i cittadini in caso di sciopero. Di conseguenza, per senso di responsabilità, usiamo questo strumento di pressione in casi rari ed estremi e sempre a malincuore. Purtroppo le scarse adesioni agli scioperi non vengono lette dalle controparti come segno di attenzione nei confronti dei cittadini, quanto, piuttosto, ritenute espressione di scarse se non futili ragioni per protestare.
Scioperare serve anche a contarsi e farsi contare, ad acquisire peso e forza nelle rivendicazioni, sia nazionali che regionali e aziendali. Dopo uno sciopero partecipato le richieste di una categoria hanno più diritto di ascolto e più possibilità di successo.
Per tutte queste ragioni l’appuntamento del 23 novembre deve vederci tutti compatti nel rivendicare i nostri diritti. #NOICISAREMO!
Certo di potere contare, come sempre, su di Voi e sulla forza della nostra Associazione, vi invio un caro saluto.
Carlo Palermo
Segretario Nazionale Anaao Assomed