Anaao.it - 14 febbraio 2019
Ci si abitua a tutto. Èd è questa la sconfitta più grande del cambiamento, diventato solo un mantra stucchevole per chi sperava che cambiare significasse migliorare, evolversi. Uguale destino attende la sanità pubblica, difesa solo a parole da quanti sono forse troppo distratti da un progetto diverso per il nostro sistema sanitario, con ogni probabilità già scritto.
Ci si abitua a tutto. Un antico modo di dire che oggi è diventato un dato di fatto. Ci si abitua alle lamentele, alle proteste, finanche agli insulti e alla violenza.
Sta succedendo questo anche all'allarme lanciato dai medici sulla carenza di personale? Sembra proprio di si.
Per trovare il primo alert bisogna risalire al 2010, quando l'Anaao sul suo mensile pubblicava, facile Cassandra, uno dei primi studi sulla decimazione della popolazione medica per il futuro prossimo. Erano ancora gli anni di poco internet e pochi social, ma nonostante questo, la potenza dei numeri riuscì a superare il muro del silenzio.
Sono trascorsi quasi 10 anni e quel patrimonio di numeri, aggiornato di continuo dall'Associazione, si è materializzato e il segno meno per i medici è diventato una realtà sotto gli occhi di tutti, addetti ai lavori e non.
Lo dimostra la rassegna stampa del mattino che raccoglie i molti SOS lanciati da più parti. E non passa giorno che giornali, trasmissioni tv, telegiornali e radio con i loro autorevoli editorialisti non si facciano megafono delle difficoltà di questa professione tra carenza di personale, le pessime condizioni in cui i medici e tutto il personale sono costretti a lavorare, le sirene del privato che per ovvie ragioni attirano giovani e meno giovani, tra le aggressioni sempre più frequenti e i pensionamenti visti ormai solo come fine pena.
Ebbene, nonostante il timbro acuto di questo allarme e la frequenza con cui viene lanciato, la sua eco non sembra arrivare a destinazione. Anzi, laddove si intravede una possibile soluzione, ecco subito qualche "manina" che interviene per cancellare prontamente l'illusione. È accaduto con il decreto semplificazioni che avrebbe dovuto rappresentare una boccata d'ossigeno per le assunzioni, da tempo invocate. E invece, nulla di fatto.
Nessuno ci ascolta, ha detto Carlo Palermo in una recente intervista. È vero.
Ci si abitua a tutto. Anche agli allarmi che forse dopo un po' non si sentono più.
Èd è questa la sconfitta più grande del cambiamento, diventato solo un mantra stucchevole per chi sperava che cambiare significasse migliorare, evolversi. Uguale destino attende la sanità pubblica, difesa solo a parole da quanti sono forse troppo distratti da un progetto diverso per il nostro sistema sanitario, con ogni probabilità già scritto.
Ma non è certo la sconfitta dei tanti, tantissimi medici che pur nelle difficoltà, continuano a lavorare con fatica e abnegazione per garantire la nostra salute. E che, ci auguriamo, continueranno ad alzare la voce, sperando che l’eco arrivi a destinazione.





















