Il Gazzettino Padova – 24 marzo 2019
Non piace il declassamento della Casa di cura. Mortandello: «Visti i tanti turisti, occorrono conferme sulle emergenze». Lazzarini, presidente Ascom: «In totale dissenso nei confronti di un'ipotesi francamente inaccettabile»
Molte le prese di posizione e i commenti dopo l'annuncio, ieri, che le schede ospedaliere approvate dalla giunta veneta prevedono il declassamento della Casa di Cura da presidio ospedaliero a struttura integrativa del sistema ospedaliero regionale. Una scelta che, pur dovendo essere discussa in commissione regionale Sanità e fare altri passaggi per diventare realtà, comporta perla struttura sanitaria aponense la perdita dell'esenzione per il 50% delle tasse, del Centro di riabilitazione nutrizionale, di 5 letti di Ortopedia, della Neonatologia Pediatrica, della cura del piede diabetico. Soprattutto, però, mette a rischio il pronto soccorso e le prestazioni in regime di emergenza e urgenza. «Il declassamento era nell'aria da mesi, e in buona parte prevedibile visto il venir meno delle coperture politiche - afferma il sindaco di Montegrotto, Riccardo Mortandello. La scelta regionale di puntare sul nuovo ospedale Schiavonia non mi preoccupa: Schiavonia è a Monselice, uno dei comuni che fanno parte dell'Ogd Terme e Colli Euganei ed è un ospedale pubblico. In un momento di scarsità di risorse pubbliche, è giusto allocarle per un migliore funzionamento del pubblico. Deve essere tuttavia chiaro che vista la presenza di turisti e visitatori in un'area che conta oltre cento alberghi e migliaia di attività commerciali e ricreative, e la distanza delle nuove strutture ospedaliere (Schiavonia e il costruendo polo di Padova Est), la giunta regionale dovrà trovare il modo di garantire che alle Terme ci sia un'adeguata gestione delle urgenze e delle emergenze. Avremmo preferito che il nuovo polo ospedaliero sorgesse a Padova Ovest ma non è andata così e la Regione deve tenerne conto». Sui social tanti commenti sul declassamento. Si va dalla indignazione per la prevista penalizzazione di una struttura di eccellenza alla considerazione che le attese al Pronto Soccorso aponense sono troppo lunghe. Tra gli indignati dalla previsione della giunta regionale anche l'Ascom attraverso il presidente mandamentale Claudio Lazzarini: «Siamo in totale dissenso nei confronti di un'ipotesi francamente inaccettabile. I 38mila accessi di Pronto Soccorso dicono che la nostra non è una struttura di serie B, ma al di là di questo c'è un turismo che non può permettersi di non disporre di strutture di prim'ordine. Un minimo incidente nel territorio termale euganeo in danno di un turista straniero o di altre regioni italiane, ha una risonanza mediatica straordinariamente negativa. Vogliamo farci del male da soli?». La Regione, a fondamento della sua scelta, avrebbe osservato il passaggio di troppi pazienti da Abano all'altra clinica di proprietà del gruppo «Villa Igea» di Ancona, lo scippo al sistema pubblico di alcuni grandi professionisti, l'essersi troppo concentrata sull'Ortopedia e non essersi ugualmente impegnata per i servizi e le prestazioni erogate a favore del territorio. Tutte "accuse" che la Casa di Cura ha respinto affermando di aver sempre operato nel rispetto delle regole. Con la Casa di Cura si schiera il senatore Antonio De Poli che si rivolge alla giunta veneta: «Lancio un appello alla Regione affinché si valuti la possibilità di riconsiderare le scelte fatte. Si tratta di una scelta penalizzante per la zona e avrebbe ricadute negative importanti sulla vita dei cittadini. Verrebbe meno un presidio ospedaliero in una zona dove ogni anno si contano oltre 3 milioni di visite turistiche. Mi auguro prevalga il buon senso».
Alessandro Mantovani





















